Ti alzi dal letto, fai i primi passi e la schiena sembra di legno. Poi, dopo una doccia calda o una camminata, va un po’ meglio. Quando questo schema si ripete per settimane o mesi, soprattutto con dolore notturno o rigidità al risveglio che dura più di mezz’ora, può esserci qualcosa di più di un semplice mal di schiena.
La spondiloartrite anchilosante è una malattia infiammatoria cronica che colpisce soprattutto la colonna vertebrale e le articolazioni sacro iliache, cioè quelle tra la base della colonna e il bacino. La sua particolarità è che il dolore ha caratteristiche diverse dal classico mal di schiena meccanico, quello che peggiora dopo uno sforzo o una postura scorretta.
I segnali che meritano attenzione
Il sintomo più tipico è il dolore lombare infiammatorio. In pratica:
- compare spesso in modo graduale
- tende a peggiorare di notte o al mattino presto
- si associa a rigidità mattutina prolungata
- migliora con il movimento, non con il riposo
Questo è un dettaglio che i reumatologi considerano molto importante. Nella pratica, molte persone rimandano la visita perché riescono comunque a “sbloccarsi” durante la giornata. Proprio questo miglioramento con l’attività fisica, però, è un indizio utile.
Oltre alla schiena, possono essere coinvolte anche altre articolazioni, come anche, spalle, ginocchia o piedi. In alcuni casi compaiono manifestazioni fuori dalle articolazioni, per esempio uveite, cioè un’infiammazione dell’occhio che provoca dolore, arrossamento e fastidio alla luce. Possono esserci anche disturbi intestinali o associazioni con psoriasi.
Come si arriva alla diagnosi
La diagnosi non si basa su un singolo esame. Serve una valutazione complessiva del reumatologo, che considera:
- storia clinica e tipo di dolore
- visita specialistica
- radiografia del bacino, utile per vedere alterazioni delle sacro iliache
- risonanza magnetica, spesso preziosa nelle fasi iniziali perché mostra l’infiammazione prima dei danni strutturali
- esami del sangue, compreso HLA-B27
Qui è importante essere chiari: HLA-B27 è un marcatore genetico presente in molti pazienti, ma da solo non basta per fare diagnosi. Ci sono persone positive che non svilupperanno la malattia e persone con spondiloartrite che risultano negative.
Una diagnosi precoce può fare una grande differenza, perché aiuta a controllare l’infiammazione e a preservare meglio la mobilità nel tempo.
I trattamenti oggi disponibili
Non esiste una cura definitiva, ma ci sono terapie efficaci per ridurre dolore e rigidità, controllare l’infiammazione e limitare la progressione.
Farmaci
I FANS, come ibuprofene o naprossene, sono spesso il primo passo. Aiutano soprattutto nelle forme iniziali o nei periodi di riacutizzazione.
I corticosteroidi possono essere usati per brevi periodi o con infiltrazioni locali, quando il dolore è molto concentrato in una zona specifica. L’uso prolungato, però, va valutato con prudenza.
Quando i FANS non bastano, il medico può proporre farmaci biologici, come anti TNF o inibitori di IL 17, e in alcuni casi farmaci mirati della classe JAK. Sono terapie più avanzate, capaci di agire sui meccanismi immunitari della malattia, ma richiedono controlli regolari, soprattutto per il rischio di infezioni.
I DMARD tradizionali, come sulfasalazina o metotrexato, sono più utili se c’è interessamento di articolazioni periferiche, meno per la colonna.
Il ruolo decisivo di fisioterapia ed esercizio
Se c’è un punto su cui gli specialisti concordano, è questo: muoversi bene conta quanto la terapia farmacologica. La fisioterapia aiuta a mantenere elasticità, postura e respirazione toracica. Gli esercizi più usati includono:
- stretching regolare
- mobilizzazione della colonna
- esercizi posturali
- attività aerobiche dolci, come cammino o nuoto
Il programma deve essere personalizzato, perché intensità e obiettivi cambiano da persona a persona.
Quando conviene farsi valutare
Prenotare una visita è particolarmente utile se il mal di schiena:
- dura da più di 3 mesi
- è iniziato prima dei 45 anni
- migliora con il movimento
- ti sveglia nella seconda parte della notte
- si accompagna a occhi infiammati, psoriasi o gonfiore articolare
Ascoltare questi segnali presto permette spesso di evitare anni di dolore sottovalutato. Se la schiena si irrigidisce ogni mattina e si sblocca solo camminando, non è un dettaglio da ignorare: è il momento giusto per parlarne con un reumatologo e costruire un percorso su misura.




