Test sulla pasta: ecco quale pasta comune ha ottenuto il punteggio più basso

Davanti allo scaffale del supermercato, con due pacchi di penne quasi identici in mano, la scelta sembra banale. Poi spunta la domanda che cambia tutto, quale pasta è risultata peggiore in un test comparativo serio?

Il motivo del giudizio più basso

Il punto più delicato riguarda il DON, sigla di deossinivalenolo, una sostanza prodotta da alcuni funghi che possono colpire i cereali. Fa parte delle micotossine, contaminanti monitorati con attenzione perché la normativa europea fissa limiti precisi.

Nel test, il campione Esselunga non bio è risultato vicino al limite di legge di 750 µg/kg per il DON. Questo non significa automaticamente che il prodotto fosse fuori norma, ma spiega perché Altroconsumo abbia dato un giudizio severo e ne abbia sconsigliato l’uso per i bambini fino a 9 anni. È una precisazione importante, perché i più piccoli, per peso corporeo e abitudini alimentari, sono spesso considerati più sensibili in queste valutazioni.

Come è stata valutata la pasta

Il test non si è fermato alla sicurezza. Sono stati considerati anche aspetti molto concreti, quelli che chi cucina nota subito appena scola la pasta:

  • gusto
  • contenuto proteico
  • tenuta in cottura
  • affidabilità del tempo indicato in etichetta
  • presenza di ocratossina A, aflatossine e DON

Su ocratossina A e aflatossine il quadro è risultato rassicurante, perché erano assenti in tutti i campioni esaminati. Il DON, invece, compariva in oltre metà dei prodotti, pur restando sotto i limiti legali.

Per chi prepara spesso penne o spaghetti, questo dettaglio non sorprende troppo. Gli appassionati sanno che la qualità percepita non dipende solo dal marchio, ma da un insieme di fattori, grano usato, contenuto proteico, essiccazione e comportamento in pentola.

Chi è andato meglio e dove sono emerse le differenze

Al primo posto si è collocata De Cecco, premiata per la qualità complessiva. In altre aree del test sono emerse differenze interessanti:

  • Giusto Grano ha registrato il contenuto proteico più basso, 10,5%
  • Voiello ha raggiunto il più alto, 14,3%
  • De Cecco, Granoro e Pasta Reggia sono risultate troppo al dente
  • Rummo e Giusto Gusto tendevano invece a scuocere
  • sul gusto, giudizi meno convincenti per Tre Mulini ed Il gusto del grano di Libera Terra

Qui serve una precisazione utile: più proteine non significa automaticamente pasta perfetta, ma in genere un buon livello proteico aiuta la struttura e la tenuta in cottura, soprattutto nelle paste di semola.

Cosa dicono gli altri controlli

Il quadro generale, guardando anche ad altri test recenti, appare in miglioramento. Nelle prove sugli spaghetti del 2026, sempre secondo i dati riportati, il livello medio di DON si sarebbe quasi dimezzato rispetto all’anno precedente, passando da 59 a 32 µg/kg, con tutti i prodotti considerati sicuri. Anche i valori proteici si sono mantenuti su fasce buone, tra 13 e 15%.

Altri controlli indipendenti, come quelli citati su pesticidi e glifosato, mostrano una situazione variabile da lotto a lotto e da anno a anno, ma nel complesso più stabile rispetto al passato. Questo è il motivo per cui i test vanno letti come una fotografia di un momento preciso, non come una sentenza definitiva valida per sempre.

Come scegliere meglio la prossima confezione

Se vuoi fare una scelta più consapevole, controlla tre cose semplici:

  1. origine e tipo di grano, quando indicati chiaramente
  2. proteine, utili per intuire la tenuta
  3. test comparativi recenti, meglio se di associazioni note o laboratori riconosciuti

Quando si tratta di bambini, ha senso essere ancora più prudenti e preferire prodotti che nei test mostrano livelli molto bassi di contaminanti. Alla fine, il pacco più conveniente non è sempre quello da evitare, ma leggere etichetta e risultati aggiornati aiuta a portare in tavola una pasta che non sia solo buona, ma anche più adatta alle esigenze di casa.

Redazione Euro Poliambulatorio

Redazione Euro Poliambulatorio

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